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THEOPHANIA La ricomposizione del reale

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Tavola e studio · 23 di 28

Il corpo come luogo del divino

Il corpo come luogo del divino, tecnica mista:carboncino, matita, china, acquarello su carta vergata con bordi intonsi, di Giorgio Lupattelli
Giorgio Lupattelli, Il corpo come luogo del divino. Tecnica Mista:carboncino, matita, china, Acquarello su carta vergata con bordi intonsi, cm. 50 x 70 (circa), 2026.
Crediti: Giorgio Lupattelli / Scrinium.

Francesco è rappresentato nel dialogo tra corpo e spirito. Le stimmate, l'ostia, i segni della contemporaneità e i riferimenti all'arte di Sol LeWitt si intrecciano in una composizione che invita a superare ogni contrapposizione tra materia e trascendenza. L'opera suggerisce che il corpo non sia il limite dell'esperienza spirituale, ma il luogo nel quale essa prende forma e si rende visibile.

Giorgio Lupattelli

Il corpo come luogo del divino

2026, Tecnica Mista:carboncino, matita, china, Acquarello su carta vergata con bordi intonsi, cm. 50 x 70 (circa)

Sala
Sala degli Artisti
Sequenza espositiva
23 di 28
Inventario
OP-007
Crediti
Giorgio Lupattelli / Scrinium
Diritti
Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.

Approfondimento

In questa tavola il corpo diventa il centro della riflessione. Francesco appare segnato dalle stimmate, ma accanto a questo elemento profondamente legato alla tradizione cristiana compaiono tatuaggi, piercing e altri segni appartenenti all'immaginario contemporaneo.

L'artista costruisce così un dialogo tra epoche differenti, interrogando il modo in cui ogni tempo inscrive sul corpo la propria identità, le proprie ferite e le proprie appartenenze.

Alle spalle di Francesco compare una grande ostia, che assume la forma di un'aureola. Dietro di essa si intravede una pillola: due immagini apparentemente lontane che evocano la cura del corpo e la cura dell'interiorità. L'opera non le mette in contrapposizione, ma le colloca all'interno di una stessa ricerca sulla fragilità e sul desiderio umano di guarigione.

L'intera composizione si sviluppa all'interno di una struttura geometrica ispirata all'opera di Sol LeWitt, che richiama, per equilibrio e proporzioni, l'Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Il corpo non è rappresentato come semplice realtà biologica, ma come misura dello spazio, luogo di relazione tra ordine, armonia e conoscenza.

Anche il cubo sul quale Francesco è seduto rimanda alla ricerca di LeWitt, mentre l'asta della Calamita Cosmica di Gino De Dominicis si appoggia al piede della figura, suggerendo simbolicamente un punto di contatto tra la dimensione umana e quella trascendente. È da questo incontro che l'artista fa idealmente scaturire il segno delle stimmate.

THEOPHANIA non propone una riflessione sul corpo come oggetto, ma come luogo di manifestazione. Il corpo conserva la memoria delle esperienze, delle sofferenze, delle trasformazioni e delle relazioni che attraversano la vita di ogni persona.

In questa prospettiva anche le stimmate cessano di essere soltanto un evento straordinario della biografia di Francesco. Diventano il simbolo di un'esistenza nella quale il rapporto con il divino si rende visibile attraverso la concretezza della vita vissuta.

L'opera invita così a guardare il corpo non come limite della dimensione spirituale, ma come il luogo nel quale la persona prende forma nella sua interezza, unendo materia, coscienza e apertura al trascendente.

OP-019 · China su carta · cm 29,7 x 42

Lo studio preparatorio

Il foglio da cui nasce la tavola: la stessa composizione ancora allo stato di linea, con le annotazioni a mano dell’artista che nominano i simboli prima che diventino immagine.

Studio preparatorio annotato a mano per Il corpo come luogo del divino

Giorgio Lupattelli

Studio per Il corpo come luogo del divino

2026, China su carta, cm 29,7 x 42

Sala
Sale di Messalina, 1ª Sala
Sequenza espositiva
11 di 28
Inventario
OP-019
Crediti
Giorgio Lupattelli / Scrinium
Diritti
Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.