Tavola e studio · 22 di 28
La lode come stato dell’essere
La lode come stato dell'essere
Crediti: Giorgio Lupattelli / Scrinium.
Francesco è immerso nella natura, circondato da animali, rocce e paesaggio. L'opera suggerisce che la lode non sia un gesto occasionale, ma un modo di stare nel mondo. I riferimenti a Joseph Beuys e Alberto Burri mettono in dialogo arte contemporanea e spiritualità francescana, restituendo l'immagine di una creazione intesa come organismo vivente, nel quale ogni elemento è in relazione con gli altri.
Giorgio Lupattelli
La lode come stato dell’essere
2026, Tecnica Mista:carboncino, matita, china, Acquarello su carta vergata con bordi intonsi, cm. 50 x 70 (circa)
- Sala
- Sale di Messalina, 2ª Sala
- Sequenza espositiva
- 22 di 28
- Inventario
- OP-006
- Crediti
- Giorgio Lupattelli / Scrinium
- Diritti
- Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.
Approfondimento
In questa tavola Francesco non osserva il creato dall'esterno, né si pone al centro della scena. La sua figura è immersa nella natura, partecipe di una realtà nella quale terra, rocce, animali e paesaggio costituiscono un unico organismo vivente.
L'opera prende avvio da una delle intuizioni più profonde della spiritualità francescana: la lode nasce dalla relazione. Non è semplicemente una parola pronunciata o un gesto rituale, ma un atteggiamento attraverso il quale l'uomo riconosce di appartenere a una comunità più ampia, che comprende ogni forma del creato.
Le rocce richiamano la ricerca di Joseph Beuys, artista che ha posto al centro del proprio lavoro il rapporto tra uomo, natura e trasformazione. Anche i segni che attraversano lo sfondo rimandano alle celebri Lavagne realizzate da Beuys negli anni Ottanta, testimonianza di un pensiero in continua evoluzione, nel quale arte, conoscenza e responsabilità civile si intrecciano.
Tra questi segni emergono, quasi nascosti, i simboli alchemici dei quattro elementi (terra, aria, acqua e fuoco) insieme a richiami ai linguaggi della preistoria. L'artista costruisce così una stratificazione di memorie che attraversa culture ed epoche differenti, suggerendo che la ricerca dell'uomo sul rapporto con la natura accompagni la storia dell'umanità.
Completa la composizione un riferimento al Grande Cretto di Gibellina di Alberto Burri. L'opera, nata sulle rovine della città distrutta dal terremoto del Belice, introduce il tema della memoria e della capacità dell'arte di custodire le ferite trasformandole in luogo di contemplazione e rinascita.
THEOPHANIA mette in relazione queste esperienze senza cercare equivalenze. Francesco, Beuys e Burri appartengono a tempi e linguaggi diversi, ma condividono una medesima attenzione verso la materia, il paesaggio e la responsabilità dell'uomo nei confronti del mondo che abita.
La lode diventa così uno stato dell'essere. Non coincide con l'esaltazione della natura, ma con la capacità di riconoscere il valore delle relazioni che rendono possibile la vita. Ogni elemento del creato acquista significato perché parte di un insieme più grande, nel quale l'uomo è chiamato non a dominare, ma a custodire.
OP-018 · China su carta · cm 29,7 x 42
Lo studio preparatorio
Il foglio da cui nasce la tavola: la stessa composizione ancora allo stato di linea, con le annotazioni a mano dell’artista che nominano i simboli prima che diventino immagine.
Giorgio Lupattelli
Studio per La lode come stato dell’essere
2026, China su carta, cm 29,7 x 42
- Sala
- Sale di Messalina, 1ª Sala
- Sequenza espositiva
- 10 di 28
- Inventario
- OP-018
- Crediti
- Giorgio Lupattelli / Scrinium
- Diritti
- Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.