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THEOPHANIA La ricomposizione del reale

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Grande opera · 3 di 28

THEOPHANIA

trittico 2

COINCIDENZA

THEOPHANIA (trittico 2), olio su tela, di Giorgio Lupattelli
Giorgio Lupattelli, THEOPHANIA (trittico 2). Olio su tela, cm. 120 x180, 2026.
Crediti: Giorgio Lupattelli / Scrinium.

Francesco cammina nel paesaggio ispirato agli affreschi di Giotto ad Assisi, accompagnato dal lupo, simbolo della riconciliazione. Sullo sfondo compare il Teodelapio di Alexander Calder, presenza contemporanea che unisce il paesaggio umbro alla città di Spoleto. L'opera suggerisce che la salvezza non coincida con una fuga dal mondo, ma con la ritrovata armonia tra l'uomo, la natura e la storia.

Giorgio Lupattelli

THEOPHANIA (trittico 2)

2026, Olio su tela, cm. 120 x180

Sala
Sale di Messalina, 1ª Sala
Sequenza espositiva
3 di 28
Inventario
OP-027
Crediti
Giorgio Lupattelli / Scrinium
Diritti
Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.

Approfondimento

Dopo lo svuotamento rappresentato nel primo pannello, il cammino di Francesco entra in una nuova fase. La rinuncia lascia spazio all'incontro.

L'artista costruisce questa scena ispirandosi ai grandi paesaggi degli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi. Non si tratta di una citazione stilistica, ma di un richiamo alla nascita di un nuovo modo di guardare il mondo. Nei cicli giotteschi il paesaggio smette di essere semplice sfondo e diventa parte integrante della narrazione.

Anche in THEOPHANIA il paesaggio partecipa all'esperienza di Francesco.

Accanto a lui compare il lupo, una delle immagini più riconoscibili della tradizione francescana. Nella memoria collettiva esso richiama l'episodio di Gubbio, ma nell'opera assume un significato più universale. Il lupo rappresenta ciò che appare distante, ostile o inconciliabile. La sua presenza accanto a Francesco racconta la possibilità che il conflitto lasci spazio alla relazione.

È proprio questa la coincidenza evocata dal titolo.

Coincidere non significa annullare le differenze. Significa permettere a realtà diverse di trovare un punto di equilibrio senza perdere la propria identità.

Sul fondo, sopra una delle rocce, emerge il Teodelapio di Alexander Calder, una delle opere simbolo di Spoleto. Inserito in un paesaggio che richiama la pittura del Trecento, questo grande stabile contemporaneo crea un ponte inatteso tra epoche differenti.

Il Medioevo di Francesco, il Rinascimento di Giotto e la ricerca del Novecento convivono nella stessa immagine. L'opera suggerisce così che la storia dell'arte non sia una successione di linguaggi separati, ma una trama continua di relazioni.

La salvezza, in questa prospettiva, non coincide con un evento straordinario né con un premio riservato a pochi. È il processo attraverso il quale ciò che era frammentato ritrova unità.

Francesco non salva il lupo. È la relazione tra i due a trasformare entrambi.

THEOPHANIA interpreta così la salvezza come esperienza di riconciliazione. L'uomo ritrova il proprio posto quando riconosce di appartenere alla stessa realtà che abita il creato, la storia e gli altri esseri viventi.

Per questo il paesaggio assume un ruolo così importante. Non è uno scenario entro cui si svolge l'azione, ma il luogo nel quale ogni relazione prende forma.

Il secondo pannello del trittico rappresenta così il momento della coincidenza: quando ciò che sembrava distante scopre di appartenere allo stesso orizzonte di significato.

La salvezza diventa allora il nome di una relazione ritrovata.