Grande opera · 4 di 28
THEOPHANIA
trittico 3
RICONSEGNA
Crediti: Giorgio Lupattelli / Scrinium.
Francesco giace accanto alla Calamita Cosmica di Gino De Dominicis, disteso sul Grande Cretto di Gibellina di Alberto Burri. La scena unisce memoria, materia e speranza in un paesaggio attraversato dall'acqua del Lago Trasimeno. L'opera propone la redenzione come una riconsegna: ciò che la vita trasforma non viene perduto, ma restituito a un significato più profondo.
Giorgio Lupattelli
THEOPHANIA (trittico 3)
2026, Olio su tela, cm. 120 x180
- Sala
- Sale di Messalina, 1ª Sala
- Sequenza espositiva
- 4 di 28
- Inventario
- OP-028
- Crediti
- Giorgio Lupattelli / Scrinium
- Diritti
- Diritti di utilizzazione, esposizione e riproduzione: Scrinium.
Approfondimento
Il trittico si conclude con un'immagine di apparente quiete. Francesco è disteso accanto alla Calamita Cosmica di Gino De Dominicis, una delle opere più emblematiche dell'arte contemporanea italiana, dedicata al tema dell'immortalità e del rapporto tra il corpo, il tempo e l'infinito.
La grande asta verticale che attraversa la scultura assume nell'opera il valore di un asse simbolico. Unisce la terra e il cielo, la dimensione visibile e quella invisibile, suggerendo che ogni esistenza rimanga aperta a una realtà che la supera.
Francesco non appare come un uomo sconfitto né come una figura trionfante. Il suo corpo riposa accanto all'opera di De Dominicis in una condizione di piena fiducia. Tutto ciò che il cammino ha generato trova ora una forma di quiete.
L'intera scena è collocata sul Grande Cretto di Gibellina di Alberto Burri, l'immensa colata di cemento che custodisce le macerie della città distrutta dal terremoto del Belice. Burri non cancella la ferita: la conserva, trasformandola in memoria e paesaggio.
È proprio questa trasformazione a entrare in dialogo con il titolo dell'opera.
La redenzione non consiste nell'eliminare ciò che è stato spezzato, ma nel restituirgli una possibilità di significato.
Per questo il Cretto non rappresenta soltanto una tragedia del passato. Diventa il luogo nel quale la memoria viene custodita senza essere imprigionata dal dolore.
Sul fondo compare uno specchio d'acqua con un'isola, omaggio al Lago Trasimeno. L'acqua introduce un elemento di equilibrio e di silenzio. Dopo il cammino, la riconciliazione e la trasformazione, il paesaggio si apre a una dimensione contemplativa.
Il titolo RICONSEGNA interpreta così la redenzione come un movimento di restituzione.
Francesco aveva iniziato il proprio percorso svuotandosi di ciò che possedeva. Ora riconsegna ciò che è diventato.
Non restituisce semplicemente la propria vita, ma tutto ciò che essa ha saputo generare attraverso le relazioni, le scelte e l'amore.
THEOPHANIA propone una lettura della redenzione profondamente umana. Ogni persona riceve un'esistenza, un tempo e una storia. Il compimento del cammino non consiste nel trattenerli, ma nel riconsegnarli trasformati.
Per questo motivo il trittico termina con un'immagine di pace.
Non perché ogni domanda abbia trovato risposta, ma perché la ricerca stessa è diventata parte della risposta.
La riconsegna non chiude il percorso.
Lo affida.